Le Terme di Matidia

Ora concentriamoci sul territorio di Isola Sacra. È impossibile non menzionare la Necropoli di Porto, un altro dei gioielli architettonici che Fiumicino può vantare. Ancora una volta, dunque, torniamo col pensiero ai bacini portuali. Abbiamo citato le imbarcazioni, le banchine, i magazzini. Eppure i porti non sono un’accozzaglia di edifici, bacini e canali. Il porto è un insieme di voci, di persone che transitano, di scambio di merci e, inevitabilmente, uno scambio di cultura. Un porto sono le urla dei mercanti, artigiani, bottegai, marinai: eccoli i nostri Portuenses. Questi ultimi sono stati sepolti nella Necropoli, un ampio sepolcreto costituito da più di duecento edifici funerari e conservato in buonissimo stato.

Ma se nei porti c’era vita e dinamicità, dobbiamo immaginare che il territorio di Isola sacra fosse adibito solamente alla Necropoli (in genere, FUORI le mura di una città), oppure alla coltivazione? Insomma, era secondario rispetto ai fiorenti centri di Porto ed Ostia?

Gli scavi archeologici degli anni ’70 hanno riportato alla luce, come abbiamo visto, elementi preziosi per capire le origini dei nostri luoghi. Tra essi, spiccano le edificazioni riconducibili ad un complesso termale. Le cosiddette Terme di Matidia, chiamate così per la vicinanza con il ponte di Matidia e i cui resti si trovano oggi nella zona di Via Redipuglia. Esse sono state edificate intorno al II secolo d.C. ma continuarono ad essere utilizzate almeno fino alla metà del VI secolo, con alcune modifiche e restauri.

Le terme testimoniano il fatto che la zona di Isola sacra non fosse solo zona di passaggio, ma parte integrante della città di Porto. Dunque, anch’essa presentava edifici ed abitazioni.

Le numerose scoperte archeologiche rinvenute in quella zona, soprattutto nei pressi della Basilica di Sant’Ippolito (oltre al complesso termale) portano a pensare, inoltre, che ci fosse una statio dove avvenivano i pagamenti daziari, proprio in relazione alla vicinanza al ponte e alla Fossa Traiana, percorsa ogni giorno da numerose imbarcazioni.

Come del ponte di Matidia, anche delle terme rimangono solo i resti, precisamente di strutture murarie, che però permettono di ricostruire la pianta. Essa aveva uno sviluppo est-ovest e due ingressi. Uno sulla parte orientale, che si affacciava sulla strada, ed una sulla parte settentrionale, che si affacciava sulla Fossa Traiana (era su questo lato che si trovava l’impianto di sollevamento dell’acqua, che proveniva direttamente dal canale). Il corridoio dell’ingresso settentrionale aveva un pavimento a mosaico, che si è conservato.

Ma quali erano gli ambienti delle terme? Quelli tipici: frigidarium, calidarium e tepidarium! I bagni si trovavano nella parte ovest e comprendevano, appunto, le vasche che venivano riempite con acqua fredda (una quadrangolare e l’altra semicircolare), quelle riempite con acqua tiepida (l’aria calda passava al di sotto del pavimento) e infine i bagni di acqua calda e vapore. Il complesso comprendeva anche la sauna, chiamata laconicum.

L’ambiente principale, però, non era quello dei bagni ma il vasto salone dal quale si poteva accedere agli altri ambienti. Esso aveva il pavimento in opus sectile, serviva come spogliatoio e si chiamava apodyteriumNella parte settentrionale, inoltre, vi erano la tabernae (le botteghe) e sul lato sud un deposito. Il ponte di Matidia così come le terme presentano ad oggi solo resti.

Le aree possono essere visitate senza il pagamento di alcun biglietto. Se vi recate dalle parti della Necropoli di Porto o della vicina Basilica di Sant’Ippolito, passate a dare un’occhiata anche a quel che resta delle terme e del ponte. Avrete elementi in più per spronare la vostra fantasia e provare ad immaginare le antiche origini di Fiumicino!

Dove si trovano le Terme di Matidia: zona di via Redipuglia, ad Isola Sacra (Fiumicino).

Come arrivare: Da Roma percorrere l’autostrada Roma-Fiumicino ed uscire allo svincolo Fiumicino sud, girare a destra su Via della Scafa, poi di nuovo a destra a Via Redipuglia. Dal centro di Fiumicino, percorrere Via Coni Zugna, dopo il viadotto dell’aeroporto proseguire dritti trovandosi a Via Redipuglia.


Il Ponte di Matidia: il più antico ponte di Fiumicino

La città di Porto, nata tra il I e il II secolo d.C. attorno ai porti di Claudio e Traiano, si estendeva da una parte all’altra del canale. C’era bisogno, dunque, di collegamenti tra le due rive, che assicurasse di fatto il passaggio tra la città di Porto ed Isola Sacra. Il ponte di Matidia è uno di essi! E si trovava nel punto in cui l’antica via Flavia-Severiana giungeva nelle vicinanze dell’argine. Nonostante del ponte rimangano oggi solo i resti, le ricerche subacquee hanno individuato al centro del canale la base del pilastro che sorreggeva le due campate. Sulla sponda destra, poco a valle del castello di Porto, è stata individuata una spalletta che sorreggeva il ponte, mentre la spalletta sinistra rimane sommersa.

Perché si chiama così? Quando, a partire dal 1970, la soprintendenza archeologica di Ostia diede inizio agli scavi nella zona, fu rinvenuta una lastra di marmo che fungeva da basamento per una sepoltura. Su entrambi i lati della lastra marmorea vi sono delle iscrizioni che fanno riferimento al ponte. L’iscrizione più antica ci svela che il ponte, ricostruito dopo un incendio (probabilmente scoppiato durante l’invasione di Alarico nel 408, che distrusse la città di Porto), è dedicato a Matidia, la nipote di Traiano e la suocera di Adriano. Il ponte dunque sarebbe stato ricostruito tra il 412 e il 423, durante l’impero di Onorio. L’altra iscrizione indica, invece, che il ponte fu ricostruito (o restaurato) verso la fine del V o l’inizio del VI secolo.

 Siccome le imbarcazioni dovevano raggiungere il bacino portuale dal Tevere (o viceversa) il ponte doveva avere la possibilità di aprirsiLa città di Porto subì invasioni e depredazioni, fino ad essere del tutto abbandonata (anche a causa dell’impaludamento della zona). Probabilmente anche il ponte di Matidia fu esposto ai pericoli che minacciavano Porto. Nel Rinascimento ormai restavano solo le rovine del ponte. Eppure quel tratto fu scelto, ancora una volta, come punto di passaggio. Lì, infatti, venne attuato un sistema di traghettamento attraverso la “scafa”: un tipo di imbarcazione a fondo piatto. 

Fonti:Fiumicino tra cielo e mare: una storia da vedere, di AA.VV., Publidea 95, 200.
https://laborastoria.it/matidia.php.
https://www.romanoimpero.com/2018/12/insula-portuensis-isola-sacra-lazio.html 
https://www.ilmessaggero.it/roma/news/fiumicino_ponte_di_matidia_torna_alla_luce-4350117.html.  https://www.romamarittima.it/lassociazione-laborastoria-e-il-ponte-di-matidia-a-isola-sacra/